giovedì 26 agosto 2010

PUFFI, IDEOLOGIA E CRETINI

...Suo gregario è il gatto Birba che, nella versione originale del cartone, si chiamava Azrael. “Il tipico nome di origine ebraica rimanda all’altro grande nemico del regime sovietico, gli ebrei”. Infine, l’economia del villaggio ideato da Pey...o è pianificata e centralizzata sul modello socialista reale: non esiste moneta, la struttura si sviluppa su principi redistributivi pianificati dall’alto, il mercato è inesistente ed è impossibile rintracciare attività private volte a fini di lucro. “I puffi sono un proletariato che si è emancipato dalla schiavitù borghese e vive applicando le idee del socialismo reale – spiega – è Grandepuffo che stabilisce che cosa serve, in che quantità e quando deve essere prodotto o raccolto”.

Fonte: Il Giornale - Praticamente la cosa più seria che hanno scritto da 5 anni a questa parte.

mercoledì 21 luglio 2010

ESISTEREBBEMMO


Ma che può essere? Malessere? Cattiva digestione? Sei allergico al gatto? Sovrapensiero? Sovrappeso? Hai il colesterolo alto? I trigliceridi che spingono? E' finita la bamba? Ti è morto il pesce rosso? Ti senti stanco? Che sia la mononucleosi? Hai dormito male? Stitichezza? Non sopporti l'aria condizionata? Ti sei pestato il dito del piede sullo stipite della porta? Hai litigato con la tua dolce metà? Ti licenziano? (...chissà come mai). Non hai preso le vitamine? Hai finito il Supradin? Sei sbronzo? Ti si sono cancellate le lettere dalla tastiera del PC? Eri di fretta? (...grazie ar cazzo!!). Sei a fine turno? Sei Ray Charles? Hai dimenticato gli occhiali in macchina? Ti hanno strisciato la macchina? Ti prometto che non ti sgrido, ma spiegami come hai fatto a scrivere una boiata del genere...

OH, BIRRA!!

Tu e la sincerità siete direttamente proporzionali dentro di me...

domenica 18 luglio 2010

STUDIO APERTO PULITZER

Ore 4:23 - Il mio sofferente sonno sudato si è disintegrato come un bicchiere che cade quando la finestra spalancata della mia camera si è chiusa con violenza. PAAAMMM!! Una bomba. In preda a torpore, misto ad alcol in corpo, misto a malessere diffuso, mi sono subito reso conto di quanto stava per accadere, un temporale estivo sopra il mio paese.

Alzandomi di scatto dal letto, mi sono slogato il polso che risultava ancora troppo intorpidito dal sonno per poter reggere il peso del mio corpo che si alzava. Sono corso alla finestra e lì, in tutta la sua maestosità, eccolo: l'Armageddon, il Ragnarök. Ai miei cisposi occhi si presentò davanti uno spettacolo inaudito, la perfezione della violenza che non si ferma di fronte a nulla. Insomma, mai visto niente di simile.

Fermo, quasi ipnotizzato, mi misi alla finestra a vedere cose che probabilmente non rivedrò mai più. Dal piccola fessura della finestra del terzo piano di casa mia si stava mostrando a me quello che nessun racconto di Stephen King è mai riuscito a narrare. Ho visto alberi cadere, imponenti fusti alti decine di metri schiantarsi al suolo come tessere di domino, ho visto biciclette alzarsi fino a 25 metri da terra e ricadere decine di metri più in là. La notte, ormai non più buia, era illuminata a giorno dal continuo susseguirsi di lampi e saette che riempivano il cielo di opachi colori. Una statua di gesso, a forma di angelo a grandezza naturale, giaceva spostata dal vento al centro della strada. Il semaforo piegato illuminava con i suoi colori il tettuccio dell'auto parcheggiata dove si era appoggiato; un gatto a cui è scivolata la presa dal suo improvvisato rifugio, veniva trascinato lungo tutto il marciapiede mentre alberi di tutte le altezze continuavano a cadere. Un boato più grande degli altri quando è caduta dell'insegna del bar poco più avanti, fortunatamente senza conseguenze. Decine di uccelli cadevano dai nidi degli alberi ancora in piedi, nutrie uscivano dalle scure acque dei fossi e correvano senza meta per la strada; alcuni rospi, trasportati dall'impeto del vento, si schiantavano contro le finestre di casa mia, cani abbaiavano come fosse stato l'ultimo giorno di vita sulla terra, mia madre piangeva.

Ora vediamo se vinco lo "Studio Aperto Pulitzer" nella categoria "Racconto maggiormente enfatizzato della storia". O magari se mi chiamano direttamente per firmare qualche loro servizio.

giovedì 15 luglio 2010

SOCIOLOGIA DELLA FRASE FATTA

Probabilmente condizionato dal perdurare dell'afa pomeridiana, oggi ho voluto dilettarmi in un esperimento di alto profilo. La tesi che volevo dimostrare è che "le frasi fatte colpiscono sempre nel segno". Per fare questo ho utilizzato lo strumento Facebook e un po' di fantasia, andando a riportare nel mio status, la celebre frase di un Monaco buddista vissuto nel 1584.


A quattro ore di distanza dalla mia "citazione" ben cinque persone hanno considerato questa nobile frase degna di rilievo e hanno espresso il loro apprezzamento nel modo più diffuso per la community di questo Social Network.

Ora vorrei precisare che il Monaco non è mai esistito, me lo sono inventato io oggi pomeriggio nella delirante sofferenza di un ufficio a 30 gradi, quarto piano di stabile in centro a Milano e sole dritto sulle finestre. Ci tengo poi a dire che, anche se fosse esistito, a mio modesto parere questo monaco non avrebbe criticato una "vita fatta di rinunce" in quanto la vita stessa di un monaco prevede un approccio "rinunciatario" e addirittura vi è la scelta di praticare la rinuncia per dedicare l'intera vita alla spiritualità (grazie Wikipedia, nda).

Tralasciando il monaco, la cosa che colpisce è il successo che una frase di senso (più o meno) compiuto, vuoi un po' accattivante, vuoi penetrante, e soprattutto messa in bocca a qualche entità/personalità particolare riesce a riscuotere in chi la legge.

Io per una cosa del genere vado in paranoia dura, forse questo esperimento sarà controproducente per la mia salute mentale perché mille domande mi assalgono: è vero quello che leggo? Sei tu che l'hai detto? Non è che ci fermiamo un po' troppo all'apparenza delle cose? Siamo veramente così pigri? E' tutto così scontato? Ma soprattutto: visto il successo ottenuto, non è che ci posso fare i soldi io con le frasi ad effetto? Se qualcuno c'ha già provato, mi faccia sapere come gli è andata...

DATA STORICA

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martedì 13 luglio 2010

COPROLALIA

Coprolalia significa parlare di merda, che è proprio quello che sto per fare. Quando parli di merda, parli di merda in tutte le sue forme, manifestazioni e definizioni. Oggi voglio parlare di un nuovo tipo di merda, per la precisione QUESTA.

Esistono altre definizioni per descrivere e spiegare questa cosa? Sono sicuro di no. E' il fondo del pozzo in cui stavamo precipitando da qualche tempo. E' la fine della discesca, mi auguro, perché penso che niente di più misero e marcio possa essere scritto. E la cosa che mi manda in bestia e che mi fa stare male da questa mattina è che una cosa del genere è spacciata come giornalismo.

Nient'altro che una macabra danza sopra il cadavere di due persone. Sono scosso, idignato, incazzato e preoccupato. Perché una pagina del genere è stata scritta? La gente veramente vuole leggere questo? In un mondo ideale mi aspetterei delle scuse, nel mondo in cui vivo temo invece che un articolo del genere sia solo l'inizio di una nuova "psicologia 2.0" (...e la fine del giornalismo).

La vergogna è troppo poco.

sabato 26 giugno 2010

IL MONDO HA PROPRIO BISOGNO DI GENTE COME TE

Il mondo non può vivere senza i perditempo dell'estremo, i recordmen dell'inutile, i qualunquisti della solitudine. Gente che sfama solamente i propri sponsor e che plagia le menti deboli sul significato dei valori. E quest'ultimo non è un merito. Lo è ancora meno se, quando ritorni a terra soccorsa dopo un naufragio, sventoli al mondo il tuo fottuto rosario.
C-O-G-L-I-O-N-A-!

lunedì 21 giugno 2010

VOGLIO I COLPEVOLI

«Perchè non pensi di non capire quando capisci di non pensare...Capire, capire, capire il perchè delle cose. Capirne il senso. Non è una scelta voler capire, lo devi fare, non puoi farne a meno, è una cosa più forte di te. Giusto?»

Cosa si può dire di una frase del genere? Ma soprattutto, cosa si può dire circa quello che questa frase rappresenta? La sto rileggendo da un bel po' e devo confessare che provo un profondo senso d'imbarazzo. CHE-CAZZO-VUOLE-DIRE-?

E' assai facile prendersela con quelli che vanno a fare i provini del Grande Fratello e sostengono con convinzione davanti alle telecamere che la capitale dell'Inghilterra si scriva L'ONDRA. Ma perché queste cose succedono? Di chi cazzo è la colpa? Cazzo, sì! E' anche colpa tua anche se non lo vuoi dare a vedere. E' colpa tua e tu lo sai. E se non lo sai, rileggiti bene questa miniera di qualunquismo.

Ora non so se è colpa tua che hai queste frasi scritte nel libro che hai posato sul comodino vicino al letto, oppure se è più colpa di te che le hai scritte.

domenica 6 giugno 2010

NON TI AMO, DICIAMO CHE TI VOGLIO BENE...

Due giorni di Mi Ami Festival a Milano è il massimo che posso affrontare, il terzo giorno passo, abdico, rinuncio, mollo la presa. Forse perché è vero: sono troppo grasso per essere indie.

O forse anche perché il significato di quell'acronimo tanto simpatico e azzeccato (MI AMI = Musica Indipendente a MILANO) negli anni è cambiato. Ricordo infatti sempre con tanta gioia i primi anni in cui realmente esistevano decine di piccole e piccolissime realtà che mostravano i frutti del loro duro lavoro. Oggi, anzi ieri e l'altro ieri, questi piccoli gioielli di intraprendenza giovanile e di managerialità spavalda, sono racchiusi in pochissimi metri quadrati quasi come fossero all'interno di una riserva indiana che cerca di garantire la loro sopravvivenza.

Il sopravvento, manco a dirlo, lo hanno preso le bancarelle di abiti, di spille, di fasce colorate, di occhiali vintage, di scarpe sneakers, di incensi e cilum. CILUUM??? Ma adesso i ragazzi della scena "indie" vanno in giro col cilum?? Quante cazzo di puntate mi sono perso? Frega un cazzo. Tanto non ho più l'età per i Birkenstock e non ho mai avuto il fisico per i pantaloni skinny.

Ma la musica suonata? Quella sì c'era. Tanti gruppi, tante facce, tante note che si sono susseguite in maniera frenetica senza soluzione di continuità per decine di concerti. Tanta fuffa, come è anche giusto che sia, tanto rumore, sensazioni di vuoto, noia e omologazione. Sono sicuro però che la fuffa serva per far emergere una spanna sopra gli altri chi è bravo veramente e chi gli applausi se li merita tutti. Tre nomi su tutti che mi hanno colpito e affondato: il ritorno dei mitici Karma, la forza degli Zen Circus e la poesia dei Perturbazione.


PS. Organizzazione encomiabile, veramente. Nonostante il costo ignobile del parcheggio ed i soli otto posti delle navette. Anche se, effettivamente, il fatto che io abbia speso 48 euro di taxi per tornare a casa sono solo cazzi miei....

sabato 15 maggio 2010

PERCHE' IL CICLISMO E' MEGLIO DEL CALCIO

Perché nel calcio giochi le partite come al bar, nel ciclismo percorri le tappe come nella vita. Perché nel calcio sei un campione, nel ciclismo sei un eroe. Perché nel calcio fai storia, nel ciclismo fai epica. Perché nel calcio fai simulazione, nel ciclismo fai la selezione. Perché nel calcio odi le altre squadre, nel ciclismo sei tifoso di tutti. Perché nel calcio "appartieni a Gesù", nel ciclismo ti droghi di tutto. Perché nel calcio sei in crisi di classifica, nel ciclismo sei in crisi di fame. Perché nel calcio diventi campione immaturo, nel ciclismo vivi una vita da gregario. Perché nel calcio viaggi in fuoriserie, nel ciclismo viaggi in Marea Station Wagon. Perché nel calcio vai con le veline, nel ciclismo t'innamori.


Perché dappertutto puoi essere un enfant prodige,
ma solo nel ciclismo puoi essere un passista finisseur.

martedì 11 maggio 2010

L'ESPRESSIVITA' DI BERNIE LOMAX

Poche righe per sottolineare una volta di più, sempre che ce ne sia bisogno, che Christian De Sica è avanti anni luce nei confronti di John Travolta. Non pensavo che sarebbe mai successo nella mia vita di dover sostenere una tesi tanto bizzarra, ma proprio non c'è storia. Carisma, spessore, piglio, espressioni del volto: tutto pende incontrovertibilmente a favore di Christian.

Sì, ok. E' anche questione di spalla. Una cosa è "recitare" assieme a Belen, un'altra assieme alla versione femminile di Bernie Lomax con una scopa in culo.

Sopra tutti, dall'alto della loro Cima Coppi, Totti e Ilary ci guardano sornioni.

lunedì 10 maggio 2010

ESPULSO

Hai perso. Sei all'ultimo minuto e con tutta probabilità perderai anche l'altra sfida che vi vede contrapposti. E' stato un anno intenso, tosto e stressante. Tutta l'Italia si è unita contro il tuo avversario: sbruffone, cinico, strafottente e straniero.

Tu sei là, stanco e nervoso. Ma puoi ancora fare qualcosa per tutti noi, puoi ancora ritagliarti uno spicchio di gloria e unire tutto il nostro paese in una sola bandiera. Lo fai o non lo fai?

Massì dai, un bel calcio in culo a Balotelli!!