sabato 9 luglio 2005

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CAPITOLO III

...Fortunatamente la natura l'aveva dotato di una corazza resistente e solamente pochi colpi centrarono il bersaglio.
Lui le chiese se adesso era felice e vide i suoi occhi riempirsi di lacrime. Sapeva che era alcool e non era dolore. Sapeva che era finzione fisiopatologica e non pena quella di lei.

Disse poche parole, la salutò con la promessa di rivederla senza devianze alcoliche nei giorni successivi [promessa mai mantenuta, nda]. L'amaro che teneva in bocca era tanto e non era Branca Menta. Era la consapevolezza di aver ferito qualcuno scoprendolo solo tre anni dopo averlo fatto. L'amarezza veniva più che altro dall'apatia degli anni di silenzio che lui rivedeva scorrere nella sua mente lungo il tragitto per casa.

Arrivato alla maison si tolse le scarpe, si sedette al tavolo, prese le carte e le mescolò. Iniziava la sfida della notte.

Quanti pensieri.

- fine -

 

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