MANUALE Gestione delle Emergenze


del CenCul ove lavoro
 

Capitolo: Emergenza dovuta ad abbandono dei locali, per ordine dell'autorità costituita
punto primo: RESTATE CALMI

Capitolo: Emergenza dovuta a mancanza di energia elettrica
punto primo: RESTATE CALMI

Capitolo: Emergenze dovute ad allagamenti, inondazioni e danni da acqua in genere
punto primo: RESTATE CALMI

Capitolo: Emergenza dovuta ad esplosioni in genere
punto primo: RESTATE CALMI

Capitolo: Emergenza dovuta a terremoto
punto primo: RESTATE CALMI

...Ma mi hanno preso per Robocop?


"...Sì guarda, ho detto a mio marito che se proprio mi doveva comprare una macchina avrei voluto solamente un fuoristrada. Non tanto per dove devo andare, che tanto più che andare a far la spesa e portare a spasso la Ginger non ho da fare, ma per una questione di sicurezza. Sì sai, io quando guido voglio sentirmi sicura.. e poi al massimo per la strada che faccio mi capita un tamponamento..."

Brutta puttana, quello che per te è un tamponamento, per me e per la mia panda è senza dubbio un incidente mortale!


Alla fine dovevo farla questa domanda, ce l'ho sul gargarozzo da tanto, troppo tempo e per me suona tipo "dimmi cosa calzi e ti dirò chi sei" come valore sociale. Dall'eventuale risposta si può capire molto.


Meglio i Simpson, Futurama o i Griffin??


Finito l'aperitivo, io e Toffui entrammo nel bar per pagare. Saranno state le otto meno un quarto e il barista ci propose il saldo: "allora faccio tutto un conto?" "Sì, sì dai.." ribattè il prode bluesman.

"Allora sono otto spritz al campari e uno bianco.."

Tutti gli altri avventori del piccolo bar sentita la frase si fermarono; alzarono lo sguardo e deviarono l'attenzione dai loro dialoghi tristemente calcistici a quella sentenza.

..e ci applaudirono!



Ieri sera abbiamo cenato in malga, ospiti del malgaro e di sua suocera. all'apparenza una coppia improbabile, nella realtà due personaggi d'antologia. Fuori, a 1850 metri di quota, il cielo si stava rannuvolando dopo una breve schiarita pomeridiana. Tra gli uomini delle montagne si vociferava che se avesse continuato a piovere saremmo rimasti isolati vista l'impossibilità di attraversare il guado del torrente che porta dalla malga giù al rifugio ed alla società. Le nostre tende le avevamo piantate dieci, quindici metri più in su della casa, in mezzo al prato che si apriva sul bosco. Di fronte, sull'altro versante, le dolomiti. Montagne con due palle così.

La vita di montagna esige orari molto severi quindi, arrivate le 23.30, abbiamo lasciato la casa. Direzione tende, con una bozza di limoncello in mano. Eravamo in otto. In piedi in cerchio ci passavamo la bozza illuminati da una luna che se ne fregava delle nuvole che ci sovrastavano. Penso la bottiglia sia finita in 7 minuti netti. C'erano dieci gradi giusti e le tende erano umide dalle piogge del pomeriggio.
Io venivo direttamente dal mare, più di 600 km con Aziz e Tania Saxò e nient'altro che infradito, teli da mare, t-shirt di tendenza [ahahahaha!!] e sacco a peli modalità estate. Per la notte avevo indossato tre felpe, i ginzi e due paia di calzini.

Mi addormentai in pendenza, come la posizione della tenda del resto. A cullare il mio sonno solo i rumori dei campanacci della mandria sul prato a pochi metri da lì.

Poi ad un tratto, il torpore ibernato-comatoso del mio sonno venne ferito a morte da un rapido fendente: ZIIIIP! Veloce come un proiettile la ceriniera della tenda vicina si alzò. Rumori violenti e confusi si susseguirono fino al verso che io sentii provenire dal cuore della notte:
UUUOOOOOGGHHGHGHGGHHG
prot!
BBLLLEEEEEAAAAAUUUGGRRHRHGGG
prot!
UUUUUUGGGGHHHH
proot!

Notai subito il timbro di voce della bestia, notai anche il particolare della scoreggia susseguente al conato di vomito. I rumori del bosco non erano mai stati così volgari. Io ero in tenda, attento a non svegliare nessuno, con le lacrime agli occhi dal ridere.

La mattina scoprii che Super decise, finito il limoncello, di andare a finirsi anche il Brandy. ..e il guado si fece sempre più impraticabile..


Morire a vent'anni. Cribbio, quanti chilometri divorati e quanto asfalto bruciato. quanto sole assorbito e quanto mare bevuto. quanto vino sorseggiato e quanta birra ingurgitata. quanti sorrisi lisci come l'olio, quanta serenità blu come il cielo.
Quanto i liguri sono spilorci, quanto il dialetto toscano sia insopportabile, quanto gli appennini siano belli, quanto i fioi della comunità ospitali, quanto le dolomiti siano la gioia dello spirito come il tirreno la ricostituzione del corpo. Insomma, quanta strada.

Non voglio dimenticarmi di niente. Solo della pioggia, del ritorno al paese, dei palazzi grigi, di persone che non andrò più a cercare.


My baby said she wanted some action
I said: "Baby, I can't give you that, I'm a simple man!!"
My baby said she wanted adventure
I said: "Baby, The outside world's not safe.. we should sleep now.."



Domani partiamo per le vacanze. La nostra destinazione deve restare segreta, perchè più che una vacanza si tratta di una missione per conto di Dio. O per contro di Dio che mi piace di più :). Dondolo tra i pensieri di un bagno tirrenico, di campeggi accampati, di un solo paio di boxer da mare, di strada da masticare, di benzina da far evaporare, di giovani rivoltose da abbracciare, di monti da attraversare, di mucche da accompagnare al pascolo. ..E come canta ogni tanto questo scapestrato:


Sailing outdoors
for the sun
leaving all worries behind me


"Ciao, mi fai 15 euri di verde?"
"Subito!!"

"Ecco a te le chiavi!! 'scolta, ma lavoritu là?" fa il prode benzinaio indicando con il dito sporco l'autorimessa di trattori dall'altro lato della strada.
"Là dove?" rispondo io.
"No, parchè te sà, ho vist a majetta de John Deere che t'ha su, eora ho pensà.."
"Ah, no. La indosso per sfizio personale."

La sopracciglia alzata con la quale mi guardava era più esauriente di qualsiasi altra parola avesse detto. Ciò che essa con la sua innaturale inarcatura stava dicendo era qualcosa tipo "Ma come? Mi me fae otto ore a respirar i fumi dea benzina pa' poderme comprar e majette co a margherita dea Guru pa dopo ciapar a macchina che go mess tutta 'na giornada pa lavarva e 'ndar a far 3 ore e mezzo de coda a jesoeo pa bevar una Caipiroska che tanto è sol che jaz e che comunque paghe otto euro PA SFIZIO PERSONALE. Te si proprio mona. O lo son mi?"


[Io chiamo questo numero verde e denuncio chi pratica il prezzo di due euri per uno spritz giustificandolo con un cestino di patatine che neanche i maiali del Myanmar sarebbero disposti a mangiare talmente umide e rinvenute esse sono. Amen.]


Edit: sì, lo so che i musulmani duri e puri non bevono l'alcol, ma loro mi sapranno capire. Aaah, se mi sapranno capire..


Due occhi rossi crepati dal sonno mi si misero di fronte sabato mattina. Erano le 7.25 ed il sole scaldava poco. Salii in macchina con questi due occhi ed assieme ci dirigemmo lungo il fiume. Abbiamo faticato non poco questa volta per trovare un posto dove sistemarci, ma alla fine una piccola riva accarezzata da canne palustri ci diede ospitalità. I due occhi mi spiegarono il perchè della loro misera condizione, ma non serviva si giustificassero con me. Conoscevo il loro nemico e so quanto possa essere spietato il dio Morfeo.

Il canneto ai nostri fianchi era un continuo fruscio, un continuo movimento. Le canne si accarezzavano l'un l'altra vuoi perchè mosse dal vento, vuoi a causa di sconosciuti ed inquietanti scatti provenienti dal sottobosco. La mia attenzione si fece sempre più intensa all'aumentare della frequenza di questi movimenti improvvisi. Finchè non vidi altri due occhi uscire dalle sterpaglie. Questa volta erano neri, piccoli e senza pupilla. Non avevano indicata una direzione precisa ma so che mi guardavano. "ciao, piccola nutria!" dissi rivolgendomi alle piante della sponda. Anche i due occhi rossi e venosi incrociarono i loro simili piccoli e neri e so che, seppur non dicendo nulla, li salutarono. Entrambi eravamo ormai concentrati sui movimenti della piccola nutria ed io mi ero spinto in avanti per osservare meglio la tana della bestia.

Poi un urlo, un guizzo. Non mi resi conto di niente finchè non mi girai. Vidi una scena agghiacciante e mi si gelò il sangue, ma riuscii a comprendere che eravamo stati presi in trappola.
Una pantegana alta un metro e novanta aveva preso in ostaggio i due occhi rossi, aveva messo una zampa sulla loro bocca e li minacciava con una siringa presa in un parchetto. Realizzai che la piccola nutria altro non era che la pantegana figlio non appena quest'ultima uscì dalla tana facendomi il gesto dell'ombrello.
"Deme el tacuin!" ci minacciò il capo con una parlata farfugliante. "PfDemhe ehl tpfacuinf o lho zbuse" - "no 'sta darghe un cazzo a 'sta puttana, pitost more!" occhi rossi erano riusciti a togliersi per un attimo la poco salda presa di quella bestia infame da davanti la bocca. "sì, more pitost che darghe el me tacui a na pantegana de canal. lurida bestia figlia del fango". - "Pfzipftto, pfmmarrranopf. Ffvoghliof zolho i tffuoi zolhdi, nhon la tzua pfviihta mha Pfnonf chozthringhermif ahd uzidherti. Zhappi chhe nhe zarhei caphazzef".

Le mie gambe erano di legno, il mio corpo di ghiaccio era ricoperto da una sottilissima pellicola di terrore che mi impediva addirittura i movimenti. Le parole non uscivano dalla bocca. Non avrei saputo cosa dire. La pantegana non scherzava, l'ago della siringa accarezzava il collo degli occhi rossi, che nel frattempo si erano riempiti di lacrime.