domenica 7 agosto 2005

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OSTAGGIO (Racconto)

Due occhi rossi crepati dal sonno mi si misero di fronte sabato mattina. Erano le 7.25 ed il sole scaldava poco. Salii in macchina con questi due occhi ed assieme ci dirigemmo lungo il fiume. Abbiamo faticato non poco questa volta per trovare un posto dove sistemarci, ma alla fine una piccola riva accarezzata da canne palustri ci diede ospitalità. I due occhi mi spiegarono il perchè della loro misera condizione, ma non serviva si giustificassero con me. Conoscevo il loro nemico e so quanto possa essere spietato il dio Morfeo.

Il canneto ai nostri fianchi era un continuo fruscio, un continuo movimento. Le canne si accarezzavano l'un l'altra vuoi perchè mosse dal vento, vuoi a causa di sconosciuti ed inquietanti scatti provenienti dal sottobosco. La mia attenzione si fece sempre più intensa all'aumentare della frequenza di questi movimenti improvvisi. Finchè non vidi altri due occhi uscire dalle sterpaglie. Questa volta erano neri, piccoli e senza pupilla. Non avevano indicata una direzione precisa ma so che mi guardavano. "ciao, piccola nutria!" dissi rivolgendomi alle piante della sponda. Anche i due occhi rossi e venosi incrociarono i loro simili piccoli e neri e so che, seppur non dicendo nulla, li salutarono. Entrambi eravamo ormai concentrati sui movimenti della piccola nutria ed io mi ero spinto in avanti per osservare meglio la tana della bestia.

Poi un urlo, un guizzo. Non mi resi conto di niente finchè non mi girai. Vidi una scena agghiacciante e mi si gelò il sangue, ma riuscii a comprendere che eravamo stati presi in trappola.
Una pantegana alta un metro e novanta aveva preso in ostaggio i due occhi rossi, aveva messo una zampa sulla loro bocca e li minacciava con una siringa presa in un parchetto. Realizzai che la piccola nutria altro non era che la pantegana figlio non appena quest'ultima uscì dalla tana facendomi il gesto dell'ombrello.
"Deme el tacuin!" ci minacciò il capo con una parlata farfugliante. "PfDemhe ehl tpfacuinf o lho zbuse" - "no 'sta darghe un cazzo a 'sta puttana, pitost more!" occhi rossi erano riusciti a togliersi per un attimo la poco salda presa di quella bestia infame da davanti la bocca. "sì, more pitost che darghe el me tacui a na pantegana de canal. lurida bestia figlia del fango". - "Pfzipftto, pfmmarrranopf. Ffvoghliof zolho i tffuoi zolhdi, nhon la tzua pfviihta mha Pfnonf chozthringhermif ahd uzidherti. Zhappi chhe nhe zarhei caphazzef".

Le mie gambe erano di legno, il mio corpo di ghiaccio era ricoperto da una sottilissima pellicola di terrore che mi impediva addirittura i movimenti. Le parole non uscivano dalla bocca. Non avrei saputo cosa dire. La pantegana non scherzava, l'ago della siringa accarezzava il collo degli occhi rossi, che nel frattempo si erano riempiti di lacrime.

 

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