Ieri pomeriggio guardavo fuori dalla finestra con i gomiti appoggiati sul davanzale. Tutto sotto controllo: l'Hair Stylist stava phonando qualche vecchia, le pompe funebri stavano scaricando i nuovi modelli autunno/inverno di bare, i pesci rossi nuotavano placidi nel mio stagno, le foglie cadevano: alcune seguendo il ciclo naturale della vita, altre, ancora troppo giovani per morire, costrette da una forza maligna.
Il motivo di così tante vite spezzate prima che fosse giunta l'ora si trovava nell'irrefrenabile smània di trovarsi qualche mansione da svolgere del mio vicino di casa, il sig. Butìro. Quest'uomo, ormai abbondantemente oltre i 70 [almeno nell'aspetto], ha paura di una cosa: teme in maniera fobica il passare del tempo. Per difendersi da ciò, il vecchio deve trovarsi qualche cosa da fare. a tutti i costi.
Questo lo sapevo già da tempo: me lo ricordo a dirigere il traffico dopo che l'ennesimo nubifragio aveva allagato mezza carreggiata della via; porto ancora nel cuore la maestria con la quale gettava il sale in strada quando il freddo ghiacciava l'asfalto; gli sono debitore per quella volta che aiutò [e chi minchia glielo chiese?, nda] me e mio fratello a trasportare la ghiaia che un camion aveva lasciato davanti casa mia per dei lavori; pure le erbacce che crescevano tra le intercapedini dei sanpietrini del marciapiede non avevano scampo se quello era un selciato calpestato dai suoi stanchi piedi ed attraversato dalla sua schiena ricurva.
Ma ieri il tempo faticava a passare, ieri l'umidità probabilmente aveva condizionato la percezione umana, un secondo dopo l'altro sembravano eterni. Una sola missione: sconfiggere l'attesa. L'ingegno di Butìro piegò facilmente le sbarre metafisiche della gabbia dell'ozio. Gli bastò una scopa, una semplice scopa da cucina, per trovare rimedio alla sofferenza, per sciogliere le braccia conserte e per rimboccarsi le maniche. Il passatempo era semplice: iniziò a prendere a mazzate gli alberelli del giardino di casa sua. Piccole piante alte sì e no due metri, ognuna adornata con decine di grandi fiori rosa. Non ne risparmiò nessuna. Per ciascun alberello decine di fortissime mazzate tali da far cadere quasi tutti i fiori e le foglie. Colpi fortissimi dati con una cattiveria diabolica. una, due, tre, quattro saette di rabbia. Terminato di picchiare, appoggiò la scopa e prese il rastrello. Centinaia di petali deturpavano il suo prato perfettamente tosato. ..eccolo sentire il tempo tornare a muoversi regolare, ecco scordato, fino alla prossima crisi, l'approssimarsi della morte dell'uomo che non sapeva aspettare.
giovedì 29 settembre 2005
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