La mia dolce amica invia fantastiche mail di gruppo dove propone indimenticabili aperitivi milanesi in clima estivo. Ogni "invia e ricevi" è un fiume di mail di convinzione: luogo, ora, dai.., io, tu, noi, fioi, fuori, giardino, prosecchino. La latitanza degli altri destinatari, la reale disponibilità della promotrice a partire dalle 21.30 e la mia fottuta voglia di stare in compagnia hanno indirizzato l'incontro nella mia umile, nuova, dimora. Per cena.

Il caldo di questi giorni mi ha costretto a riservare un intero ripiano del frigorifero alle birre. Multibrand, multitaste, always freschissime. Per il rimorso dell'alcolista la controporta è riservata interamente ai succhi di frutta da 2 litri.

Arrivata l'ospite, non senza difficoltà, ci accomodiamo a tavola. Birra e patatine di antipasto per cominciare ed il desiderio di stringere tra le mani un joypad unto e bisunto (stream of consciousness, nda). Cena ottima e abbondante con sorpresa fruttata finale. Finalmente ci si sposta in camera per gli aggiornamenti dalla rete.

Quando sono entrato nella nuova casa sono state due le GRANDI raccomandazioni che la mia coinquilina, nonchè padrona di casa, mi ha fatto: 1) Asciuga sempre con un panno in microfibra il lavandino del bagno quando lo usi perchè è di cristallo e restano i segni di calcare; 2) Non stare con la finestra aperta di camera tua quando hai anche la porta aperta perchè il gatto sale sul davanzale, esce e non lo rivediamo più. UNA VOLTA MI E' ANCHE CADUTO (II floor, nda).

Accomodati davanti alla scrivania, io e la mia ospite, stavamo aggiornando il mio archivio fotografico con le ultime novità. Porta aperta, finestra a sfesa. La coinquilina in doccia. "Mi fumo una sigaretta" mi informa l'ospite. L'accompagno in cucina e sto con lei per 7 secondi. Torno nella stanza.

La finestra aperta ed il terrore nel mio viso. Torno in cucina, non c'è. Nella camera della coinquilina, non c'è. Sotto il suo letto, no. In un ultimo gesto di disperazione getto la testa fuori dalla finestra del delitto. Guardo a destra: niente. Guardo a sinistra: a 15 metri da me, sospesa nel vuoto, vedo una lunga coda bianca che gira l'angolo del palazzo zampettando sul cornicione.

"LILLLLLLLIIIIIIIIIIIIIIIIIIII!!"

Tra me e me penso: (anzi no, ve lo lascio intuire cos'ho pensato, nda).

Avviso la coinquilina in accapatoio dell'accaduto. E' stato come se le avessi detto che aveva l'AIDS. La mia ospite resta interdetta e faccio del mio meglio per restarci pure io. Parte la spedizione punitiva.

Con il viso di chi l'ha preso in culo da Dikembe Mutombo, scende di corsa dalle scale, la seguo a ruota in semi-pigiama. L'ospite dietro a me con l'intenzione (più che giusta) di dirigersi verso casa. Ore 23.40.

Ore 24.00. Dopo aver girato attorno al palazzo intonando la litania: "Liiiiiiiiiilliiiiiiii / Liiiiiiiiiiiilliiiiiiiiiii!! Dove sei Liiiiiiiiiilliiii?" e aver radunato una folla di Filippini e Uruguagi ad osservare le nostre gesta da posseduti, il fantasma dell'Opera appare, ci vede 10 metri più in basso; miagola e rientra furtivo dalla fottuta finestra dalla quale era uscito. Asciugandosi le lacrime, la mia coinquilina accenna un sorriso. Ore 24.03, da tre minuti è il suo compleanno. Gli spettatori se la sono telata lasciando a testimonianza le bottiglie di birra machu-pichu semivuote sul marciapiede.

ORA MI CHIEDO: ma il Mondo si è accorto di questo dramma??
ORA MI DICO: ma almeno apprezza l'originalità del mio regalo!!



E' stato il giorno del sudore, era Venezia ed era il Redentore. Schiena pezzata, ascelle pezzate, panza pezzata, collo pezzato, culo pezzato. Fiumi di lacrime di gocce e praline di sudore per tutto il corpicino sfidavano la gravità salendo sul corpo anzichè continuare per la natural discesa.


Poi il sudore mutò la sua forma (in quanto liquido assume la forma del recipiente che lo contiene, nda). Da viscido umore divenne bruciante amore. Tanto benessere a portata di mano è cosa da far gelare i polsi. Abbracciami tu che ti abbraccio io, tienimi la mano e io tengo la tua. Voglimi bene. Voglimi tanto bene.

Per chi non sa leggere fra le righe: s'à bevuo come merde!





Torno un attimo in superficie per sconfiggere i cattivi pensieri che possono nascere dal mio prolungato silenzio con un elenco. Sembra di no, ma si vive.

- Inculare televisore Sony 30 pollici ad ex coinquilina: CELO'
- Schizzarsi i pantaloni dell'abito ad evento finito con guizzo maligno di sapone liquido una volta rientrati in ufficio: CELO'
- Tintoria di fiducia: MI MANCA
- Tornare a casa con la schiena spezzata da una dura giornata di lavoro ed aprirsi una Heineken: CELO' ED E' FIGHISSIMO, ROBA DA PIPOTTO!!
- Spararsi un pipotto: MI MANCA
- Svegliarsi la notte prima dell'evento rispettivamente alle: 00.30, 1.20, 1.45, 2.10, 3.20, 3.57, 4.10, 4.38, 4.50, 5.20, 5.35, 5.45, 5.58, 6.10, 6.18, 6.20evvaffanculomialzo: CELO'
- Essere sfiorato da Fabrizio Corona che passa assieme alla sua ballotta durante un aperitivo milanese: CELO'
- Essere sfiorato da Nina Moric nelle party intime: MI MANCA
- Pensare alle vacanze: CELO' (TUTTI I GIORNI)
- Organizzare le vacanze: MI MANCA (CAZZO TENE? CAZZO MENE!)
- Consolare la collega in lacrime per le difficoltà lavorativa: CELO'
- Vedere la collega che va dal capo per licenziarsi: CELO'
- Vederla uscire 5 ore dopo e sentirsi dire "Mi ha inculata anche sta volta": CELO'
- Pensare che si farà la stessa fine: MI MANCA
- Pensare ai racchettoni in spiaggia ad Eraclea: CELO' DI DEFAULT
- Svegliarsi alle 7.30 di mattina e vedere la coinquilina che frigge patate: CELO'
- Sensazione di sbocco conseguente: CELO'AVUTA

E per concludere, una testimonianza dal volume "Le fatiche di Ercole, l'organizzatore di eventi"