In un assolato pomeriggio in giro per Treviso, mia madre si dimostra essere, senza dubbio alcuno, mia madre.

ESEMPIO UNO
Carla: "ma posse dir na roba?"
Metiu: "???"
Carla: "bisogna essar deficienti pa andar via coi pinocchietti!!"
Metiu: "Vero??"
Carla: "Altrochè, soprattutto i omeni. Ma se pol?"

ESEMPIO DUE
Metiu: "Mamma guarda che schifo!!"
Carla: "Cossa?!"
Metiu: "Le Hogan.. quelle scarpe là" (indicando la vetrina, nda)
Carla: "Ma perchè? Si vendono? Mi pensee che è fusse e scarpe pa i andicappai!"

ESEMPIO TRE
Carla: "Che bella che è Treviso. Sempre bellissima"
Metiu: "Bellissima davvero, pecà pa i trevisani.."
Carla: "Già..!!"


All'immensa gioia della visione olimpica seduto sul divano della propria magione corrisponde l'aspettata, temuta, ma pur sempre traumatica all'inverosimile, conclusione dei giochi. Proprio adesso che avevo preso il ritmo degli orari pechinesi; proprio ora che ero riuscito a vedermi la finale della 50 km di marcia maschile con inizio alle ore 1:30 e conclusione alle 5:05 senza il minimo cedimento. O quasi..

E adesso, con la mia sagoma sul divano che giorno dopo giorno inizia a perdere profondità, con la sindone che mi raffigurava che lentamente sparisce dal telo copridivano che mia madre mette con costanza monacale, mi ritrovo con il telecomando in mano in preda a vertigini e terribili sensazioni di smarrimento. Il cubo televisivo spara neologismi tipo: gost uisperererereres, brotes en siste, il famigerato Terapia d'urgenza.. Totò imperversa in ogni canale, Gianni Morandi re dei revival, Cominciamo bene estate.. mi sveglio troppo tardi per i serial americani anni '80, troppo presto per Studio Sport.

Non ho ancora trent'anni, mi sforzo ad immaginarmi all'età di Gesù a Londra a sventolare tricolori. Mi ritrovo solo, a vivere di ricordi per alleviare le mie sofferenze. E così sia.. (buona visione)


Posso ritenere ormai con certezza che l'11 settembre è stato solamente un assaggio di quanto la realtà possa superare la fantasia; di quanto l'impossibile sia, in realtà, avvenimento oserei dire ormai quotidiano. Nonostante tutto, continuo a chiedermi se ci sarà un limite a tutto ciò. Come potete vedere, se questo limite esiste è ancora lontano.