Quando mi sento a mio agio mi piace guardare le persone negli occhi, e così stavo facendo con la ragazza che mi stava seduta di fronte. Lei giocava col ghiaccio del bicchiere che fino a poco tempo prima aveva il colore del crodino, io ero al secondo spritz al Campari e mi sentivo sciogliere un poco alla volta; sensazione molto, molto gradevole. Di lì a poco a cena, in una bella osteria in riva al fiume.
Alla fine dell'estate tutto appare più fluido e meno spaventoso, sarà la malinconia dei giorni al sole ormai ranicchiati nella tasca dei ricordi. Sarà che i Righeira tornano con tutta la loro disarmante violenza. Sarà l'alta pressione. O la pressione alta. Ma in quei giorni si sta proprio bene.
Un bel momento.
Se non fosse che il mio telefonino inizia a suonare. Il nome che appare sul display porta subito alla mente immagini milanesi, di un futuro tanto imminente quanto poco desiderato in quel momento. Era la mia coinquilina.
Mi chiede se, quando avevo chiuso casa per le vacanze, avessi spento anche l'interruttore del bolligas. E la poesia del momento evapora come il vapore quando si toglie il coperchio alla pentola sul fuoco, come l'anima quando lascia il corpo di un morto, come una bolla di sapone. In poche parole: in un lampo. Cosa me ne fotte a me del bolligas? Che minchia me ne strafrega di quel cazzutissimo interruttore? Nulla, assolutamente nulla.
Ma questa volta la frego, questa volta non mi frega, questa volta la frego. Prima di partire ho staccato tutte le spine del mondo, ho abbassato tutti gli interruttori conosciuti, ho chiuso tutti i rubinetti del cosmo. Ho praticamente sigillato la casa. Certo che ho chiuso l'interruttore del bolligas, ho addirittura chiuso quello generale per non correre rischi.
Appunto.
Riacquistare i cassetti del congelatore imputriditi in tua assenza: XXX euro con IL SOTTOSCRITTO COGLIONE; fare la spesa e riacquistare tutte le cose andate a male: XXX euro con IL SOTTOSCRITTO COGLIONE.
Sapere la tua coinquilina con i vermi in frigo non ha prezzo.
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