Stasera è il 29 ottobre. Giusto un mese dopo il capolavoro di Lucio Battisti e fa ancora caldo. Non per esagerare, ma la temperatura è assolutamente tollerabile. Un paio d'ore fa un amico mi ha chiamato per un "last minute": aveva un biglietto in più per il concerto dei Kings of Convenience di stasera. Ho pensato, ho tergiversato, ho riflettuto e pianto sul latte versato. Troppa stanchezza, troppo un abbigliamento da "la Milano bene venuta fuori male".

Questo per dire che ho veramente pochi rimpianti io nella mia vita al momento e mi stavo chiedendo se questo potrebbe andare ad allungare la breve lista. Quello che ricordo con maggiore dispiacere è quello di non essere andato a Roskilde a trovare i miei amici in Erasmus ormai 6 o 7 anni fa. Il rimpianto che brucia di più è quello di non aver ucciso Silvio quando l'ho avuto a portata. Ah sì!! Anche quando ho avuto la malaugurata idea di comprare le azioni Tiscali!!!!


La serata che vede a Milano l'esibizione dei The Thermals per la loro unica data italiana inizia nel migliore dei modi: il maxischermo della Casa 139 mostra l'Inter che perde in casa su autogol di Lucio. Libidine.


Con un inizio così, c'era solo da aspettarsi grandi cose... ma diciamo che il pareggio accontenta tutti. Premetto che non conoscevo molto i The Thermals (e "molto" è un eufemismo, nda), premetto che conoscevo ancora meno Telekinesis (il gruppo che ha aperto la serata). Concludo che mi sono divertito.

La sempre piacevole cornice della Casa 139 a Milano è una garanzia per questi concerti (...anche se il clima da Gestapo che aleggia all'ingresso con tessera ARCI chiesta 3 volte nell'arco di 5 metri, inquieta un po'...). Aprono le danze i Telekinesis da Seattle che si esibiscono in un rock alternativo gradevole ma forse un po' statico. Non aiuta di certo il movimento avere il cantante-batterista (premesso che personalmente considero dono divino sapere cantare e suonare la batteria assieme).

Dopo solo pochi minuti di attesa tocca agli attesi The Thermals che, a vedere le reazioni del pubblico, non deludono per niente le aspettative. L'inizio è veramente bello, tirato, melodico e con la voce di Hutch Harris che colpisce per la sua intensità. Bei riff con poco spazio tra una canzone e l'altra che però alla lunga rendono il concerto un po' monotono; quasi come se venisse suonata un'unica interminabile canzone in loop. Questa è la grande pecca di questo concerto. Fortunatamente il finale è lodevole, grazie soprattutto alla cover di 100% dei Sonic Youth e all'attesissima Pillar of Salt. Bravi e furbi a far finire in crescendo l'esibizione, regalando a tutti il ricordo di un concerto simpatico.


Da un album così bello (Romanian Names, nda) non potevo che aspettarmi un bellissimo concerto. E questo ha provato a regalarci John Vanderslice ieri sera a Milano. Le premesse c'erano tutte: domenica sera, un locale raccolto e carino come l'Atomic, una temperatura esterna che invitava a rifugiarsi a bere qualcosa. Se a questo si aggiunge che finalmente, dopo due anni di assenza, tornava direttamente da San Francisco a solcare un palco in Italia (unica data per questo 2009) uno degli artisti più prolifici e ispirati di questi ultimi anni, diciamo pure che lo spettacolo era servito.

Vorrei poter dire così anche oggi, a 24 ore di distanza, ma purtroppo le colpevoli pecche dell'impianto hanno condizionato il concerto in maniera quasi irreversibile amplificando la voce in maniera disastrosa, per non dire imbarazzante... e per un cantautore cosa peggiore durante un'esibizione live non può capitare. Un vero peccato perché l'acustica dell'Atomic era riuscita a rendere ottimi i suoni di chitarra, batteria e keyboards.

Nonostante questo pesante condizionamento, il buon vecchio John ha fatto buon viso a cattiva sorte regalando a chi ha avuto la fortuna di partecipare al suo gig dei momenti di rara intensità acustica (come in Angela o in Too Much Time), alternandoli a sprazzi di energia rock nuda e cruda (Pale Horse e Heated Pool and Bar). L'intimo bis è stato regalato da John Vanderslice e la sua band direttamente in mezzo al pubblico, con tutte le persone attorno ai musicisti che, accompagnati solo da strumenti rigorosamente unplugged, hanno voluto ringraziare a modo loro chi c'era, eseguendo bellissime versioni di Keep the Dream Alive e Time to Go.

Un concerto forte e intenso di un bravo musicista, capace di farmi dimenticare tutta la FUFFA INDIE che ci invade e circonda e che riempie di tragico imbarazzo i miei ascolti più recenti. Hooray per JV!!



Mi sto rendendo conto che ho decisamente troppi amici di sinistra, ed è un problema. Lo è per il semplice fatto che la loro frequentazione mi sta spingendo, da anni ormai, in uno stato di rabbiosa impotenza circa l'evolversi della situazione politica/sociale del nostro paese. Questo comporta per il sottoscritto un disagio estremo dato dall'incapacità di comprendere perché le cose vadano in una direzione (...quella ritenuta sbagliata) se invece tutti, e dico tutti, si struggono e lamentano per questo motivo.

Sono giunto alla conclusione che devo frequentare altra gente, il paese reale. Perché in cuor mio so che non si tratta di dittatura, è normalmente Italia. Sai che faccio? Adesso scendo al Bingo di Via Washington e vado a vedere un po' come butta, magari mi passa. O peggiora.