Il mondo non può vivere senza i perditempo dell'estremo, i recordmen dell'inutile, i qualunquisti della solitudine. Gente che sfama solamente i propri sponsor e che plagia le menti deboli sul significato dei valori. E quest'ultimo non è un merito. Lo è ancora meno se, quando ritorni a terra soccorsa dopo un naufragio, sventoli al mondo il tuo fottuto rosario.

C-O-G-L-I-O-N-A-!


«Perchè non pensi di non capire quando capisci di non pensare...Capire, capire, capire il perchè delle cose. Capirne il senso. Non è una scelta voler capire, lo devi fare, non puoi farne a meno, è una cosa più forte di te. Giusto?»

Cosa si può dire di una frase del genere? Ma soprattutto, cosa si può dire circa quello che questa frase rappresenta? La sto rileggendo da un bel po' e devo confessare che provo un profondo senso d'imbarazzo. CHE-CAZZO-VUOLE-DIRE-?

E' assai facile prendersela con quelli che vanno a fare i provini del Grande Fratello e sostengono con convinzione davanti alle telecamere che la capitale dell'Inghilterra si scriva L'ONDRA. Ma perché queste cose succedono? Di chi cazzo è la colpa? Cazzo, sì! E' anche colpa tua anche se non lo vuoi dare a vedere. E' colpa tua e tu lo sai. E se non lo sai, rileggiti bene questa miniera di qualunquismo.

Ora non so se è colpa tua che hai queste frasi scritte nel libro che hai posato sul comodino vicino al letto, oppure se è più colpa di te che le hai scritte.


Due giorni di Mi Ami Festival a Milano è il massimo che posso affrontare, il terzo giorno passo, abdico, rinuncio, mollo la presa. Forse perché è vero: sono troppo grasso per essere indie.

O forse anche perché il significato di quell'acronimo tanto simpatico e azzeccato (MI AMI = Musica Indipendente a MILANO) negli anni è cambiato. Ricordo infatti sempre con tanta gioia i primi anni in cui realmente esistevano decine di piccole e piccolissime realtà che mostravano i frutti del loro duro lavoro. Oggi, anzi ieri e l'altro ieri, questi piccoli gioielli di intraprendenza giovanile e di managerialità spavalda, sono racchiusi in pochissimi metri quadrati quasi come fossero all'interno di una riserva indiana che cerca di garantire la loro sopravvivenza.

Il sopravvento, manco a dirlo, lo hanno preso le bancarelle di abiti, di spille, di fasce colorate, di occhiali vintage, di scarpe sneakers, di incensi e cilum. CILUUM??? Ma adesso i ragazzi della scena "indie" vanno in giro col cilum?? Quante cazzo di puntate mi sono perso? Frega un cazzo. Tanto non ho più l'età per i Birkenstock e non ho mai avuto il fisico per i pantaloni skinny.

Ma la musica suonata? Quella sì c'era. Tanti gruppi, tante facce, tante note che si sono susseguite in maniera frenetica senza soluzione di continuità per decine di concerti. Tanta fuffa, come è anche giusto che sia, tanto rumore, sensazioni di vuoto, noia e omologazione. Sono sicuro però che la fuffa serva per far emergere una spanna sopra gli altri chi è bravo veramente e chi gli applausi se li merita tutti. Tre nomi su tutti che mi hanno colpito e affondato: il ritorno dei mitici Karma, la forza degli Zen Circus e la poesia dei Perturbazione.


PS. Organizzazione encomiabile, veramente. Nonostante il costo ignobile del parcheggio ed i soli otto posti delle navette. Anche se, effettivamente, il fatto che io abbia speso 48 euro di taxi per tornare a casa sono solo cazzi miei....