Ma che può essere? Malessere? Cattiva digestione? Sei allergico al gatto? Sovrapensiero? Sovrappeso? Hai il colesterolo alto? I trigliceridi che spingono? E' finita la bamba? Ti è morto il pesce rosso? Ti senti stanco? Che sia la mononucleosi? Hai dormito male? Stitichezza? Non sopporti l'aria condizionata? Ti sei pestato il dito del piede sullo stipite della porta? Hai litigato con la tua dolce metà? Ti licenziano? (...chissà come mai). Non hai preso le vitamine? Hai finito il Supradin? Sei sbronzo? Ti si sono cancellate le lettere dalla tastiera del PC? Eri di fretta? (...grazie ar cazzo!!). Sei a fine turno? Sei Ray Charles? Hai dimenticato gli occhiali in macchina? Ti hanno strisciato la macchina? Ti prometto che non ti sgrido, ma spiegami come hai fatto a scrivere una boiata del genere...



Ore 4:23 - Il mio sofferente sonno sudato si è disintegrato come un bicchiere che cade quando la finestra spalancata della mia camera si è chiusa con violenza. PAAAMMM!! Una bomba. In preda a torpore, misto ad alcol in corpo, misto a malessere diffuso, mi sono subito reso conto di quanto stava per accadere, un temporale estivo sopra il mio paese.

Alzandomi di scatto dal letto, mi sono slogato il polso che risultava ancora troppo intorpidito dal sonno per poter reggere il peso del mio corpo che si alzava. Sono corso alla finestra e lì, in tutta la sua maestosità, eccolo: l'Armageddon, il Ragnarök. Ai miei cisposi occhi si presentò davanti uno spettacolo inaudito, la perfezione della violenza che non si ferma di fronte a nulla. Insomma, mai visto niente di simile.

Fermo, quasi ipnotizzato, mi misi alla finestra a vedere cose che probabilmente non rivedrò mai più. Dal piccola fessura della finestra del terzo piano di casa mia si stava mostrando a me quello che nessun racconto di Stephen King è mai riuscito a narrare. Ho visto alberi cadere, imponenti fusti alti decine di metri schiantarsi al suolo come tessere di domino, ho visto biciclette alzarsi fino a 25 metri da terra e ricadere decine di metri più in là. La notte, ormai non più buia, era illuminata a giorno dal continuo susseguirsi di lampi e saette che riempivano il cielo di opachi colori. Una statua di gesso, a forma di angelo a grandezza naturale, giaceva spostata dal vento al centro della strada. Il semaforo piegato illuminava con i suoi colori il tettuccio dell'auto parcheggiata dove si era appoggiato; un gatto a cui è scivolata la presa dal suo improvvisato rifugio, veniva trascinato lungo tutto il marciapiede mentre alberi di tutte le altezze continuavano a cadere. Un boato più grande degli altri quando è caduta dell'insegna del bar poco più avanti, fortunatamente senza conseguenze. Decine di uccelli cadevano dai nidi degli alberi ancora in piedi, nutrie uscivano dalle scure acque dei fossi e correvano senza meta per la strada; alcuni rospi, trasportati dall'impeto del vento, si schiantavano contro le finestre di casa mia, cani abbaiavano come fosse stato l'ultimo giorno di vita sulla terra, mia madre piangeva.

Ora vediamo se vinco lo "Studio Aperto Pulitzer" nella categoria "Racconto maggiormente enfatizzato della storia". O magari se mi chiamano direttamente per firmare qualche loro servizio.


Probabilmente condizionato dal perdurare dell'afa pomeridiana, oggi ho voluto dilettarmi in un esperimento di alto profilo. La tesi che volevo dimostrare è che "le frasi fatte colpiscono sempre nel segno". Per fare questo ho utilizzato lo strumento Facebook e un po' di fantasia, andando a riportare nel mio status, la celebre frase di un Monaco buddista vissuto nel 1584.


A quattro ore di distanza dalla mia "citazione" ben cinque persone hanno considerato questa nobile frase degna di rilievo e hanno espresso il loro apprezzamento nel modo più diffuso per la community di questo Social Network.

Ora vorrei precisare che il Monaco non è mai esistito, me lo sono inventato io oggi pomeriggio nella delirante sofferenza di un ufficio a 30 gradi, quarto piano di stabile in centro a Milano e sole dritto sulle finestre. Ci tengo poi a dire che, anche se fosse esistito, a mio modesto parere questo monaco non avrebbe criticato una "vita fatta di rinunce" in quanto la vita stessa di un monaco prevede un approccio "rinunciatario" e addirittura vi è la scelta di praticare la rinuncia per dedicare l'intera vita alla spiritualità (grazie Wikipedia, nda).

Tralasciando il monaco, la cosa che colpisce è il successo che una frase di senso (più o meno) compiuto, vuoi un po' accattivante, vuoi penetrante, e soprattutto messa in bocca a qualche entità/personalità particolare riesce a riscuotere in chi la legge.

Io per una cosa del genere vado in paranoia dura, forse questo esperimento sarà controproducente per la mia salute mentale perché mille domande mi assalgono: è vero quello che leggo? Sei tu che l'hai detto? Non è che ci fermiamo un po' troppo all'apparenza delle cose? Siamo veramente così pigri? E' tutto così scontato? Ma soprattutto: visto il successo ottenuto, non è che ci posso fare i soldi io con le frasi ad effetto? Se qualcuno c'ha già provato, mi faccia sapere come gli è andata...



Coprolalia significa parlare di merda, che è proprio quello che sto per fare. Quando parli di merda, parli di merda in tutte le sue forme, manifestazioni e definizioni. Oggi voglio parlare di un nuovo tipo di merda, per la precisione QUESTA.

Esistono altre definizioni per descrivere e spiegare questa cosa? Sono sicuro di no. E' il fondo del pozzo in cui stavamo precipitando da qualche tempo. E' la fine della discesca, mi auguro, perché penso che niente di più misero e marcio possa essere scritto. E la cosa che mi manda in bestia e che mi fa stare male da questa mattina è che una cosa del genere è spacciata come giornalismo.

Nient'altro che una macabra danza sopra il cadavere di due persone. Sono scosso, idignato, incazzato e preoccupato. Perché una pagina del genere è stata scritta? La gente veramente vuole leggere questo? In un mondo ideale mi aspetterei delle scuse, nel mondo in cui vivo temo invece che un articolo del genere sia solo l'inizio di una nuova "psicologia 2.0" (...e la fine del giornalismo).

La vergogna è troppo poco.