giovedì 15 luglio 2010

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SOCIOLOGIA DELLA FRASE FATTA

Probabilmente condizionato dal perdurare dell'afa pomeridiana, oggi ho voluto dilettarmi in un esperimento di alto profilo. La tesi che volevo dimostrare è che "le frasi fatte colpiscono sempre nel segno". Per fare questo ho utilizzato lo strumento Facebook e un po' di fantasia, andando a riportare nel mio status, la celebre frase di un Monaco buddista vissuto nel 1584.


A quattro ore di distanza dalla mia "citazione" ben cinque persone hanno considerato questa nobile frase degna di rilievo e hanno espresso il loro apprezzamento nel modo più diffuso per la community di questo Social Network.

Ora vorrei precisare che il Monaco non è mai esistito, me lo sono inventato io oggi pomeriggio nella delirante sofferenza di un ufficio a 30 gradi, quarto piano di stabile in centro a Milano e sole dritto sulle finestre. Ci tengo poi a dire che, anche se fosse esistito, a mio modesto parere questo monaco non avrebbe criticato una "vita fatta di rinunce" in quanto la vita stessa di un monaco prevede un approccio "rinunciatario" e addirittura vi è la scelta di praticare la rinuncia per dedicare l'intera vita alla spiritualità (grazie Wikipedia, nda).

Tralasciando il monaco, la cosa che colpisce è il successo che una frase di senso (più o meno) compiuto, vuoi un po' accattivante, vuoi penetrante, e soprattutto messa in bocca a qualche entità/personalità particolare riesce a riscuotere in chi la legge.

Io per una cosa del genere vado in paranoia dura, forse questo esperimento sarà controproducente per la mia salute mentale perché mille domande mi assalgono: è vero quello che leggo? Sei tu che l'hai detto? Non è che ci fermiamo un po' troppo all'apparenza delle cose? Siamo veramente così pigri? E' tutto così scontato? Ma soprattutto: visto il successo ottenuto, non è che ci posso fare i soldi io con le frasi ad effetto? Se qualcuno c'ha già provato, mi faccia sapere come gli è andata...

 

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