domenica 18 luglio 2010

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STUDIO APERTO PULITZER

Ore 4:23 - Il mio sofferente sonno sudato si è disintegrato come un bicchiere che cade quando la finestra spalancata della mia camera si è chiusa con violenza. PAAAMMM!! Una bomba. In preda a torpore, misto ad alcol in corpo, misto a malessere diffuso, mi sono subito reso conto di quanto stava per accadere, un temporale estivo sopra il mio paese.

Alzandomi di scatto dal letto, mi sono slogato il polso che risultava ancora troppo intorpidito dal sonno per poter reggere il peso del mio corpo che si alzava. Sono corso alla finestra e lì, in tutta la sua maestosità, eccolo: l'Armageddon, il Ragnarök. Ai miei cisposi occhi si presentò davanti uno spettacolo inaudito, la perfezione della violenza che non si ferma di fronte a nulla. Insomma, mai visto niente di simile.

Fermo, quasi ipnotizzato, mi misi alla finestra a vedere cose che probabilmente non rivedrò mai più. Dal piccola fessura della finestra del terzo piano di casa mia si stava mostrando a me quello che nessun racconto di Stephen King è mai riuscito a narrare. Ho visto alberi cadere, imponenti fusti alti decine di metri schiantarsi al suolo come tessere di domino, ho visto biciclette alzarsi fino a 25 metri da terra e ricadere decine di metri più in là. La notte, ormai non più buia, era illuminata a giorno dal continuo susseguirsi di lampi e saette che riempivano il cielo di opachi colori. Una statua di gesso, a forma di angelo a grandezza naturale, giaceva spostata dal vento al centro della strada. Il semaforo piegato illuminava con i suoi colori il tettuccio dell'auto parcheggiata dove si era appoggiato; un gatto a cui è scivolata la presa dal suo improvvisato rifugio, veniva trascinato lungo tutto il marciapiede mentre alberi di tutte le altezze continuavano a cadere. Un boato più grande degli altri quando è caduta dell'insegna del bar poco più avanti, fortunatamente senza conseguenze. Decine di uccelli cadevano dai nidi degli alberi ancora in piedi, nutrie uscivano dalle scure acque dei fossi e correvano senza meta per la strada; alcuni rospi, trasportati dall'impeto del vento, si schiantavano contro le finestre di casa mia, cani abbaiavano come fosse stato l'ultimo giorno di vita sulla terra, mia madre piangeva.

Ora vediamo se vinco lo "Studio Aperto Pulitzer" nella categoria "Racconto maggiormente enfatizzato della storia". O magari se mi chiamano direttamente per firmare qualche loro servizio.

 

1 Commenti:

Adele ha detto...

sto per morire dal ridere...
grandissimo