GRATIS, il male dei nostri tempi. Grandi civiltà come progenitrici, poi anni di studi, di impegno, di sfide, di lotte, hanno permesso all'uomo di evolversi e di essere l'incredibile creatura che ha inventato la ruota, che ha imparato a volare, che è andato nello spazio, che ha sconfitto la tubercolosi, che ha inventato il blog.

E adesso? Cosa ci regala il benessere raggiunto con così tanta fatica e sacrificio? Forse l'uguaglianza tra gli uomini? Forse la fine delle guerre? Forse la sconfitta di malattie incurabili? No! Niente di tutto questo, bensì la brutale regressione allo stato di bestie.

Causa di un arretramento così sconvolgente è la sempre più diffusa moda del "gratis", la dannata cellula terroristica del marketing che ci vuole tutti come cani di Pavlov, sbavanti di fronte a qualsivoglia manifestazione di gratuità. Una palese e violenta eliminazione del Sapiens Sapiens che ci ha accompagnato negli ultimi 130.000 anni, e per avere cosa? Un misero piattino di riso freddo, una pallina antistress con il marchio di una sconosciuta banca del Venezuela, un cappellino di paglia con impresso il marchio di una ditta di calcestruzzi, un piatto di plastica con due pezzi di carota e uno di sedano.

Affranto, sconfortato e triste, guardo i miei simili attorno a me e penso: guardate che il pollice opponibile non serve solo per tenere il piatto del buffet, dannati!



Sì è conclusa la prima settimana del Giro d'Italia e posso affermare con certezza che non ho più una vita.  Anche gli altri anni non era facile sopravvivere, ma quest'anno è diverso; mai come in questa edizione l'alienazione ha masticato, fatto poltiglie e sputato per terra la mia vita sociale, i miei interessi, impegni e doveri.

Il bello è che mica è colpa del Giro, eh... la colpa è di BIKOO!! Maledetto il giorno in cui, cazzeggiando su internet, ho trovato questo sito di "fantaciclismo" totalmente gratuito, imbarazzantemente facile e dannatamente coinvolgente. Ho sempre cercato di conviverci mentenendo un certo distacco, ma il via della Corsa Rosa ha dato il colpo di grazia. Sono diventato un deficiente integrale.

Quando accendo il computer non vado più su Facebook ad aggiornarmi sulle amicizie, no! Vado su Bikoo a fare la mia puntata, quella che ho concepito nella notte rigirandomi tra le coperte. Su Skype non chiedo più agli amici "come stai?", chiedo loro "chi hai messo tu su Bikoo?". Passo la giornata saltando da una statistica ad una previsione di vittoria, dalla classifica generale allo studio della conformazione morfologica del tracciato. Probabilmente riceverò una laurea honoris causa in Geologia al termine della competizione. Il problema è che non vedo via d'uscita; e ci sono pure il Tour De France e la Vuelta de Espana in programma.

Lettore ricorda: questa non è pubblicità, è un'avvertenza.


Ieri si è compiuto un dramma. Un dramma qualsiasi, un dramma che siamo abituati a guardare con distacco, un dramma lontano, che di solito troviamo a pagina 50 della cronaca locale o in un trafiletto dei giornali che tutte le mattine sfogliamo al bar. Ieri un uomo è morto sul lavoro.

Ieri io ho visto un trattore rovesciarsi e schiacciare il povero contadino, ieri ho visto la cisterna esalare gas tossico ed assassinare l'operaio che la stava pulendo, ieri ho visto il manovale cadere dal tetto della casa che stava ristrutturando, ieri ho visto scariche elettriche folgorare l'addetto in servizio straordinario, ieri ho visto crollare la gru sopra il cantiere, sbandare il camion, crollare l'impalcatura, spezzarsi il verricello, inabissarsi il peschereccio, franare la miniera; ieri ho visto l'amianto lacerare gli organi di chi gli ha dedicato la propria vita.

Ieri in quelle telecamere, nel medico impotente, nelle parole singhiozzate, nei silenzi, nel rumore dell'elicottero, negli occhi gonfi di lacrime ho visto tutto questo. Nella morte di Wouter Weylandt ho visto la vita andarsene in un soffio di vento, e non mi sarei mai immaginato potesse succedere in Primavera, tra il verde di un bosco, con il sole.




Buenos Aires, 23 febbraio 1999

Signor Giovanni Paolo II,
ci è costato varii giorni il subire la domanda di perdono che Lei, signor Giovanni Paolo II Wojtila, ha richiesto per il genocida Pinochet.

Ci rivolgiamo a Lei come ad un cittadino comune perché ci sembra aberrante che dalla sua poltrona di Papa nel Vaticano, senza conoscere né aver sofferto in carne propria il pungolo elettrico (picana), le mutilazioni, lo stupro, si animi in nome di Gesù Cristo a chiedere clemenza per l’assassino.

Gesù è stato crocifisso e le sue carni lacerate dai giuda che come Lei oggi difendono gli assassini. Signor Giovanni Paolo, nessuna madre del terzo mondo che ha dato alla luce un figlio che ha amato, coperto e curato con amore e che poi è stato mutilato e ucciso dalla dittatura di Pinochet, di Videla, di Banzer o di Stroessner accetterà rassegnatamente la sua richiesta di clemenza.

Noi La incontrammo in tre occasioni, però Lei non ha impedito il massacro, non ha alzato la sua voce per le nostre migliaia di figli in quegli anni di orrore. Adesso non ci rimangono dubbi da che parte Lei stia, però sappia che sebbene il suo potere sia immenso non arriva fino a Dio, fino a Gesù.

Molti dei nostri figli si ispirarono a Gesù Cristo, nel donarsi al popolo. Noi, la Associazione “Madres de Plaza de Mayo” supplichiamo, chiediamo a Dio in una immensa preghiera che si estenderà per il mondo, che non perdoni Lei signor Giovanni Paolo II, che denigra la Chiesa del popolo che soffre, ed in nome dei milioni di esseri umani che muoiono e continuano a morire oggi nel mondo nelle mani dei responsabili di genocidio che Lei difende e sostiene, diciamo: No lo perdone, Señor, a Juan Pablo Segundo.

Asociación Madres de Plaza de Mayo