L'Italia è una roba fondata sui coglioni (Art.1, mod.)

Esistono i coglioni al cubo. Sono quelli che vivono nella bolla del Parlamento come pesci rossi in una boccia di vetro, lontani anni luce dal paese quotidiano, che non alzano il culo dalla poltrona neanche sotto attacco nucleare; che fanno i Ministri anche se indagati per associazione mafiosa, che stanno in parlamento ma hanno TUTTI un altro incarico (e un altro stipendio), che devono arrivare a dicembre per assicurarsi la pensione da parlamentare, che si vendono per trenta denari (vedi foto). Insomma quelli che ti fanno indignare:

E quindi tu che fai? Ti indigni, come è giusto che sia! Pensi di essere a posto, di aver trovato dove sta il problema (e in cuor tuo sai di aver dannatamente ragione) e decidi di mandarli a casa, che non li puoi più vedere, nessuno escluso. E sul più bello che succede? Arrivano i coglioni al quadrato, quelli che non ti fanno indignare, ti fanno incazzare proprio, mettendo così in secondo piano i coglioni al cubo che t'han fatto indignare:

Sconfortato ed esasperato torni a casa. E non sai più se sei incazzato o indignato. Perché se ti incazzi, non t'indigni, e se t'indigni non ti sei incazzato abbastanza, quindi passi per stronzo. E mentre cerchi di ritrovare un po' di orientamento, di sfuggire lo spaesamento che si è impossessato di te, li vedi. Sono tutti attorno a te, milioni, se praticamente circondato. Sono i coglioni di base, la maggioranza del paese, quelli che ti fanno aprire gli occhi e realizzare perché i coglioni al cubo stanno seduti in Parlamento (ovvero perché li han votati):

Così oggi ti ritrovi i coglioni al cubo che ti trattano come coglione al quadrato. I coglioni di base che ti trattano come coglione al quadrato. E i coglioni al quadrato che si staranno facendo una pizza e una birra. Frustrante, eh?


Quello di internet come "culla della rivoluzione" è un argomento che non mi ha mai convinto fino in fondo, probabilmente a causa dell'immediato entusiasmo ottenuto da parte dell'opinione pubblica, alimentato dal frettoloso piedistallo costruito dai media occidentali. Considerare la rete come la forza in grado di far cadere regimi e governi secondo me è ingenuo e frettoloso.

Grazie all'ultima edizione del Festival di Internazionale ho avuto la possibilità di assistere a un interessante dibattito sul tema. Un dibattito che ha messo in dubbio, motivandolo, questo entusiasmo. A discutere dello "stato della rete" ai giorni nostri sono stati Evgeny Morozov, autore del libro "The Net Delusion - The Dark Side of the Internet Freedom" e Michael Anti, giornalista e blogger cinese.

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Se è vero che, relativamente al fenomeno della "Primavera Araba", è stato indubbio il valore di strumenti come Facebook e Twitter per raccontare cosa stesse succedendo, è anche vero che il loro grande merito è stato quello di far convergere le persone verso l'unico inarrivabile luogo di protesta che esiste nel mondo: la piazza. La rivoluzione infatti è sempre fisica, reale, fatta di carne e ossa. E' la comunicazione che le sta attorno che è diventata veloce, rapida, immediata e soprattutto impossibile da controllare e censurare per chi vuole mantenere lo status quo.

Però poi? Che succede? Di fatto, i social media hanno fatto sì che l’insoddisfazione e la protesta che covavano sotto la superficie mettessero in moto, grazie alla mobilitazione collettiva, una lotta collettiva. Il loro apporto è stato importante ma l’avvento della democrazia, come si intende in Occidente, è ancora ben lontano.

Qui internet si toglie la maschera e diventa ciò che è: uno strumento. Una volta scacciato il bruto, il dittatore che succede? Ricomincia la lotta per raggiungere il potere, ma tanto i riflettori dell'Occidente si sono spenti.

Già, l'Occidente! ...in un Occidente che si trova con la panza piena, dove mancano importanti leadership, internet addormenta l'opposizione allo status quo. Ed ha ragione il mio amico Evgeny quando afferma che "le persone ormai sono troppo distratte dalle proteste online per mettere in piazza quelle reali".

Sono tanti, tantissimi; e probabilmente usano i social media per sfogare la propria frustrazione e sentirsi meno soli, vedere che attorno a loro qualcuno che li capisce c'è, esiste ancora.

Perché voglio sperare che mica ti senti veramente un sovversivo a scrivere su Twitter hashtag come #silviodimettiti o #bastacasta? Davvero pensi di contribuire al cambiamento delle cose? Pensi sul serio che il tuo culo ben piantato sulla sedia stia combattendo una battaglia?

La verità è che se ognuno di quelli che hanno scritto hashtag come quelli fosse sceso in piazza, domani sarebbe un altro giorno. Ma con la panza piena non si va tanto lontano, questo è un postulato.

Spero che ti fischino le orecchie, cara Sabina Guzzanti!!!