Grazie all'ultima edizione del Festival di Internazionale ho avuto la possibilità di assistere a un interessante dibattito sul tema. Un dibattito che ha messo in dubbio, motivandolo, questo entusiasmo. A discutere dello "stato della rete" ai giorni nostri sono stati Evgeny Morozov, autore del libro "The Net Delusion - The Dark Side of the Internet Freedom" e Michael Anti, giornalista e blogger cinese.
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Però poi? Che succede? Di fatto, i social media hanno fatto sì che l’insoddisfazione e la protesta che covavano sotto la superficie mettessero in moto, grazie alla mobilitazione collettiva, una lotta collettiva. Il loro apporto è stato importante ma l’avvento della democrazia, come si intende in Occidente, è ancora ben lontano.
Qui internet si toglie la maschera e diventa ciò che è: uno strumento. Una volta scacciato il bruto, il dittatore che succede? Ricomincia la lotta per raggiungere il potere, ma tanto i riflettori dell'Occidente si sono spenti.
Già, l'Occidente! ...in un Occidente che si trova con la panza piena, dove mancano importanti leadership, internet addormenta l'opposizione allo status quo. Ed ha ragione il mio amico Evgeny quando afferma che "le persone ormai sono troppo distratte dalle proteste online per mettere in piazza quelle reali".
Sono tanti, tantissimi; e probabilmente usano i social media per sfogare la propria frustrazione e sentirsi meno soli, vedere che attorno a loro qualcuno che li capisce c'è, esiste ancora.
Perché voglio sperare che mica ti senti veramente un sovversivo a scrivere su Twitter hashtag come #silviodimettiti o #bastacasta? Davvero pensi di contribuire al cambiamento delle cose? Pensi sul serio che il tuo culo ben piantato sulla sedia stia combattendo una battaglia?
La verità è che se ognuno di quelli che hanno scritto hashtag come quelli fosse sceso in piazza, domani sarebbe un altro giorno. Ma con la panza piena non si va tanto lontano, questo è un postulato.
Spero che ti fischino le orecchie, cara Sabina Guzzanti!!!



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