martedì 13 dicembre 2011

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CINQUE EURO ALL'ORA

ieri pomeriggio una persona visibilmente sconvolta è uscita dal palazzetto dello sport di Trieste urlando tutto il suo dolore dicendo che non si può morire per cinque euro all'ora.

i giornalisti che erano presenti sul luogo dell'incidente hanno preso queste parole come fonte attendibile e hanno rilanciato questa "dichiarazione" sulle principali agenzie stampa e siti internet dei quotidiani nazionali... senza verificare la fonte, senza cercare conferma su quei dati, senza controllare l'affidabilità delle informazioni e cosa fosse realmente accaduto.

raggiunta da questa triste notizia, l'opinione pubblica ha iniziato a sparare sentenze e sputare veleno sul precariato, sulle norme di sicurezza, sulla miseria di una paga di cinque euro all'ora, sui comunisti (Jovanotti, quando serve, diventa un capro espiatorio mica male...). tutti sconvolti, tutti indignati.

mi son chiesto dove viva la nostra "opinione pubblica" e cosa faccia tutti i giorni questa "indignazione" per campare. mi chiedo se abbiano mai avuto vent'anni, se abbiano mai studiato, se abbiano mai ascoltato una canzone o visto un concerto, se abbiano mai partecipato a un evento pubblico, e se ascoltano i loro figli quando tornano a casa la sera raccontargli del contratto a progetto che sta per scadere.

perché prendere 6 euro e cinquanta netti all'ora (e non cinque, cari i miei giornalisti) è una manna dal cielo per un giovane studente universitario: lavori quando ti serve, ti guardi un concerto gratis, e ti prendi 70/80 euri puliti in un giorno così puoi portare la tua ragazza fuori a cena o comprarti le scarpe che hai visto in vetrina. farlo avendo un caschetto in testa ti fa sentire una mosca bianca e ti fa capire che c'è chi rispetta il tuo lavoro. una tragica fatalità, quando hai 20 anni e lavori onestamente, è difficile da accettare.

prendere 5 euro netti all'ora accomuna la maggioranza dei giovani italiani. significa prendere 800 euro al mese. è questa che non l'opinione pubblica non dovrebbe accettare come tragica fatalità.

 

1 Commenti:

Anonimo ha detto...

morire sul lavoro, qualunque sia la paga, è tra le cose più tristi che possa accadere.
Poi i baroccheggiamenti giornalistici sono cosa di poco conto.