grazie Mark Zuckerberg per aver scelto di passare il tuo viaggio di nozze in Italia e per esserti reso inconsapevole ambasciatore delle bellezze italiane nel mondo. fa piacere sapere che la persona più influente del mondo abbia deciso di vivere uno dei momenti più speciali della propria vita nel mio paese. ed è ancora più bello vedere che ha deciso di farlo vivendo appieno l'italianità di un ristorante affollato di gente in una bellissima Roma quasi estiva.

sei l'ennesima dimostrazione del fatto che vivo nel paese più bello del mondo, lo stesso paese che viene trattato nel peggiore dei modi possibile da chi lo governa, da chi dovrebbe tutelarlo, da chi dovrebbe valorizzarlo, e da chi dovrebbe raccontarlo.

ai giornalisti che sprecano tempo e inchiostro sul tuo conto al ristorante auguro di passare la vita a raccontare i privé e Vip lounge di Fabrizio Corona e Belen. e di pagare per il resto dei loro giorni 13 euro per un piatto di ravioli.


questo pomeriggio il sito del Corriere della Sera ha pubblicato il video di un incidente stradale dove sono morte tre persone. ha cioè messo in homepage un video dove si vedono due auto scontrarsi ad altissima velocità in un incrocio stradale di Singapore e si vedono morire tre persone. la didascalia, dettagliata, riporta come una delle due auto fosse una Ferrari e che per le persone coinvolte non ci sia stato nulla da fare. il video mostra uno schianto violentissimo, a velocità folle. c'è pure il replay.

penso che poche cose mi abbiano scosso tanto come questa. non solo per le immagini, ma soprattutto per il fatto che fossero lì, alla portata di tutti, disponibili su uno dei siti più visitati in Italia, accompagnate, come se non bastasse, dal tasto condividi. "venite a vedere la gente che muore".

non si tratta questa volta di vittime di bombardamenti bellici, di attentati dall'altra parte del mondo, di fenomeni naturali, e di tutti quegli avvenimenti che ormai c'hanno assuefatto e hanno reso la morte una mera questione aritmetica, una serie di numeri che si susseguono sulle pagine dei giornali. è stato un incidente stradale: un avvenimento che colpisce nell'intimo, che tocca ciascuno di noi, che ci rende piccoli e fragilissimi.

trovo sconcertante questa carenza di sensibilità, questa mancanza di attenzione nei riguardi di chi legge, di chi si vuole informare, delle persone e dei loro stati d'animo. è questa la tanto celebrata informazione online? è questo il tanto osannato giornalismo 2.0? quello che manderà in pensione la carta e al quale ci dovremo abituare? me lo chiedo perché vorrei sapere quale fosse la NOTIZIA racchiusa in quel video, me lo chiedo ma non riesco a darmi una risposta semplicemente perché una risposta non c'è.

non interessa più dare le notizie, interessa attirare la gente, come orsi sul miele, utilizzando i metodi più spudorati e feroci. interessa far fare click: mettendoci le tette, i culi, le puttane, i disastri aerei, gli autogol, le risse televisive, le torte in faccia, i fuorionda, i cani, i gatti, la gente che muore. interessa trasformarci in numeri, in numeri sempre più grandi da rivendere alle aziende per far loro investire in pubblicità. e chi se ne frega se, per farlo, tocca usare la gente che muore. siamo carne da macello tanto quanto quella che viene irrispettosamente messa in homepage nei pochi istanti prima di morire.


ma cos'è successo ai documentari in televisione? dove cazzo sono finiti i delfini che nuotano intorno alla barca, le scimmie che si grattano vicendevolmente la schiena e le leonesse che sbadigliano in mezzo alla savana?

ma soprattutto chi sono questi stronzi che stanno sempre davanti alla telecamera ad impallare l'inquadratura blaterando minchiate sulla sopravvivenza e scuoiando qualsiasi essere vivente passi loro vicino? perché, vi prego, non ditemi che a voi interessa veramente vedere come si fa una crema per il viso con la placenta di un licaone nella savana di notte o come ci si prepara una nutriente zuppa di squame di varano in mezzo a una tempesta di sabbia.

l'inarrivabile classe di David Attenborough resterà sempre un miraggio per questi inetti individui, ma non voglio che i suoi capolavori finiscano in una riserva indiana dei documentari per lasciare spazio alle fetenzie di Bear Grylls e compari. non voglio che i miei figli crescano vedendo questo avventuriero seviziare un'alpaca per farsi una sciarpa, sodomizzare un tonno per condirsi la pasta, e via dicendo.

torniamo alle basi, torniamo al rispetto per la natura e i suoi splendidi regali. non serve mettere la testa dentro il culo di un fenicottero per raccontarne le vicende, basta un buon teleobiettivo. 


PS. Bear Grylls è anche capo del vertice degli scout d'Inghilterra, cosa che spiega molte cose su questa setta paramilitare di esaltati


dalla posizione privilegiata dei miei trentatre anni forgiati nel boom delle televisioni commerciali degli anni '80, nell'immotivato antagonismo degli anni '90, nella bulimia "social" degli anni '00, vorrei rendere grazie a Donald Draper per i seguenti motivi:

grazie Don, per aver reso l'alterazione alcolica così affascinante
grazie Don, per aver fatto tornare il valore del silenzio
grazie Don, per averci mostrato che una casa "Ikea-free" è ancora possibile
grazie Don, per aver reso di nuovo appetibile agli occhi femminili la panza pelosa nell'uomo
grazie Don, per aver risolto tutte le feste a tema dei prossimi 10 anni
grazie Don, per aver ridato dignità alla maglietta della salute

un giorno verrai capito.
e in quel giorno, se nessuno prenderà un colpo di freddo, sarà merito tuo.



ieri sera mi hanno portato a Jesolo in un locale rinomato per i fenomenali cocktail* che vengono serviti e devo confessare che sì, il mojito che ho bevuto era decisamente buono.

Proprio mentre me lo stavo pacificamente sorseggiando, il padrone del locale (camicia bianca da cui spuntava foulard sul quale appoggiano occhialini "alla Corradino Mineo", sorriso conciliante e piglio deciso) si è avvicinato con fare istrionico e teatrale per raccontarci, indignato, che aveva chiamato un taxi per un cliente e gli avevano risposto "arriva tra qualche minuto". a New York, ha continuato, queste cose non succedono. a New York il taxi arriva in 2 minuti massimo. a New York questo sarebbe inaccettabile**.

il locale pullulava di imprenditori dal mocassino-senza-calzino, di abbronzature estreme, di sigari pseudocubani, di calciatori di serie D e rispettive consorti. affascinato da tanto benessere, finito di sorseggiare il mio cocktail ho voluto verificare se New York fosse stata il suo termine di paragone anche per altro. così, chiesto il conto (per 3 cocktail "vi faccio 20 euro"), ho estratto la mia carta di credito e con fare naturale, come sempre accade a New York, ho chiesto di pagare.

è stato come avergli detto che aveva l'Aids. il sorriso conciliante è sparito in una frazione di secondo, il panico si è impossessato dei suoi collaboratori dietro il bancone (uno ha perfino iniziato a sudare), la frase "ma non hai contanti? guarda che ti faccio 20 euro" veniva ripetuta come un mantra. sì, ce li avevo i contanti ma preferivo tenermeli in tasca. minuti di panico, il Titanic, le Torri Gemelle, l'Hindenburg, il disastro di Tenerife, il Concorde.

cinque minuti dopo, decidono di assecondare la mia richiesta e mi fanno firmare la ricevuta da 21 euro. confesso che me ne sono andato con il sorriso in faccia, proprio come si fa a New York.

*il mago dei cocktail non sapeva cosa fosse il Vodka Gimlet, non proprio come a New York.
**a Jesolo il 30 di aprile potresti anche considerarlo accettabile, eh.