Commemorerò il Giro d'Italia raccontandone un piccolo episodio: tanto piccolo, che la cronaca non lo prese nemmeno in considerazione. Esso avvenne il giorno in cui Coppi prese a Bartali la maglia rosa (siete proprio sicuri che il 1947 passerà alla storia non come "l'anno del 4° Gabinetto De Gasperi" o come "l'anno del F.A.2", ma come "l'anno di Coppi"?) e io mi trovavo a salire il Passo Pordoi, dove la catastrofe stava svolgendosi, seduto accanto al comm. Zambrini, il direttore della Casa antagonista a quella del campione in declino. La nostra macchina seguiva quest'ultimo e il cronometrista Radice controllava il distacco che ad ogni chilometro allungava di qualche secondo la distanza fra il giovane corridore che vedevamo lassù in alto già quasi sulla cima, e quello vecchio che pedalava accanto a noi. Zambrini piangeva. Da venticinque anni la sua ditta non vinceva il Giro e finalmente il grande giorno sembrava venuto per i colori bianco-celesti che il giovane Coppi stava per far trionfare su quelli rosso-verdi di Bartali. Zambrini seguiva trepidando, sul cronometro di Radice, il delinearsi di questa vittoria, e piangeva di commozione. Ma era un pianto strano. Le lacrime che sgorgavano dall'occhio sinistro del comm. Zambrini non somigliavano a quelle che gli sgorgavano dall'occhio destro. Le prime erano di gioia; le seconde erano di pena. Le prime gl'inumidivano la guancia ogni volta ch'egli alzava lo sguardo sulla vittoria di Coppi; le seconde gli correvano sul naso ogni volta ch'egli riabbassava le pupille sulla disfatta di Bartali. "Ha quattro minuti di vantaggio" disse a un tratto Radice; e quattro minuti significavano una larga vittoria. Ma Zambrini gli serrò nervosamente il braccio e sottovoce lo pregò: "Non farti sentire da lui. Lo demoralizzarebbe". Poi si volse al vecchio tenace avversario che pedalava col volto contratto nello sforzo, e gli disse paternamente: "Forza, Gino! Lo hai quasi raggiunto". E non era vero.

In quale altro sport sarebbe concepibile un simile episodio?

In un altro anno ormai molto lontano un altro uomo seguiva un altro corridore, in un difficile Giro di Francia. Era Cougnet, il commissario italiano della squadra di Bottecchia. Bottecchia stava terminando quella corsa con oltre un'ora di vantaggio sui più diretti inseguitori, quando cadde in una discesa fracassandosi il viso, le mani e le gambe. Cougnet, sopraggiunto in auto,  lo trovò accartocciato sul margine della strada, imbrattato di sangue e piangente di scoramento. Non poteva aiutarlo: il regolamento glielo proibiva. Il vecchio Cougnet guardò senza dir nulla quel corridore in crisi, che sembrava ormai rassegnato a perdere la maglia gialla del vincitore; poi, toltasi la pipa di bocca, prese a cantare le canzoni degli alpini friulani. Bottecchia cessò di piangere, tese l'orecchio, con uno sforzo disperato si rialzò, si rimise in sella, riprese a pedalare. Pedalava a passo d'uomo, e a passo d'uomo Cougnet lo seguì, per chilometri, sempre cantandogli le canzoni del suo paese. Altri corridori sopraggiunsero, videro Bottecchia sfigurato e tronco, si diedero a fuggire con impeto per approfittare dell'occasione e rubargli la maglia gialla. Ma Cougnet non cessò di cantare e, sotto la spinta di quel canto, Bottecchia arrivò al traguardo: a passo d'uomo, ma sempre in tempo per conservare la sua maglia.

In quale altro sport sarebbe concepibile un simile episodio?

Io sono entrato nel Giro con l'animo di chi non ci crede; me ne esco dopo aver scoperto che, se le folle si adunano al suo passaggio con un entusiasmo che mai tribuno della plebe e vittorioso generale suscitò, una ragione c'è. Nell'età spietata delle V.2 e delle bombe atomiche, esso resuscita un vecchio mondo cordiale, e lo porta in pellegrinaggio per un Paese a cui Dio ha concesso il privilegio di ripugnare dalle invenzioni del diavolo e che cova segreta in fondo al suo cuore la nostalgia della fatica contro le seduzioni del comfort. Ed è giusto che si chiami U.V.I., Unione Velocipedistica Italiana, perché questo è proprio il mondo del Velocipede, il mondo di Cougnet e dei nostri nonni, che non conoscevano la Bicicletta e "sfidavano i rischi dell'alta velocità" a venticinque chilometri all'ora. Un mondo buono e d'altri tempi, paesano, polveroso e generoso, dove s'incontrano incanutiti, ma sempre uguali a se stessi Garrone e De Rossi, la piccola vedetta lombarda e gli aneddoti dei nostri babbi. Ieri il silenzio mi ha risvegliato prima del solito. Non c'ero più abituato. Per tre settimane il Giro ha assuefatto i miei timpani al gracidio degli altoparlanti dislocati in ordine di battaglia. Fu duro, i primi giorni, avvezzarcisi. Quelle voci chiocce mi dissuggellavano le palpebre ancora vogliose di sonno alle prime luci dell'alba e mi obbligavano ad avventurarmi sulla finestra per chiuderla. Ma poi cominciavano anche le campane, pattuglie di "tifosi" forzavano la porta della mia camera, convinti che vi si celasse Bartali o Coppi, e nessuna persiana, nessun lucchetto, nessuna imbottitura riuscivano più a isolarmi dalla festa del Giro, luminosa e sonora come una Domenica delle Palme. In quella festa mi ero abituato a dormire le ultime ore del mio sonno mattutino. Essa era la mia innocente morfina, e ora mi manca. Chi non ha conosciuto tutto questo, chi non ha conosciuto il Giro è come chi non ha conosciuto suo nonno, De Amicis e la piccola vedetta lombarda. Nessuno è più orfano di lui.

Indro Montanelli, Corriere della Sera, 17 giugno 1947


[il resto lo potete leggere in questo gran bel libro QUI]



E' passata pure l'estate, ed eccomi qui a tirare le somme musicali dei tre mesi più caldi dell'anno. Come da tradizione mi accingo a cambiare completamente gli album nel mio iPod, non prima di aver elencato le canzoni che più mi son piaciute nella tradizionale playlist stagionale. Dopo quelle dell'estate scorsa (consultabile QUI), dell'autunno (consultabile QUI), dell'inverno 2012 (consultabile QUI) e dell'ultima primavera (consultabile QUI), qui di seguito ecco le canzoni che hanno coccolato i miei tre mesi più caldi dell'anno, a grandissima richiesta ascoltabili anche nella playlist di Spotify dedicata.

- Kid Cudi, Immortal
- Kid Cudi, Brothers
- Baths, No Eyes
- Baths, Phaedra
- Archie Pelago, In The Room
- Akron/Family, Until The Morning
- Matthew Dear, Fighting Is Futile [KiNK Extended Dub]

Ci risentiamo il 21 dicembre per vedere com'è andato l'autunno musicale.


Se il nostro paese fosse governato dalla gente che usa (bene) Instagram, avremmo a che fare veramente con il paese più bello del mondo. E se il nostro paese fosse governato dalla gente che usa (bene) Instagram, il MIO Governo sarebbe così composto:


Ministro dell'Interno - warm_gun
Ministri degli Esteri - robonson, pirulla e minosan
Ministri delle Infrastrutture - elyterry77 e elisapasqual
Ministro dei Trasporti - pavonette
Ministro del Decoro - servomuto
Ministri dell'Alimentazione - elisagram e lashibumi
Ministro dell'Integrazione - marta0000
Ministri delle Politiche Giovanili - shanpuzzo e beatricefinauro
Ministro della Semplificazione - alicebrt
Ministro delle Comunicazioni - kekkoz
Ministro dell'Ambiente - dumbinleo
Ministro dello Sviluppo Economico - cristypitstop
Ministri della Famiglia - miss_sunnybunny e monsieurpi
Ministro dell'Istruzione, Università e Ricerca - francescaiovene
Ministri dei Beni Culturali - silviacardinale e soltantochiara
Ministro dello Sport - fra_lana
Ministro delle Politiche Agricole - emilyk77
Ministro della Coesione Territoriale - cateribu
Ministro della Moda - black_hair

dio, che figo sarebbe!


Qual è il prodotto più venduto al mondo? L'iPhone? Naaaaa. La libreria Billy dell'Ikea? Ma vaaaaa. Il libro di ricette "Cotto e Mangiato" di Benedetta Parodi? Mio dio, No! Il prodotto più venduto al mondo è innegabilmente l'Italia. Dovunque si vada, in ogni angolo del mondo, dalla spiaggia più sperduta del Mozambico alla montagna più isolata del Tagikistan ci sarà sempre, sempre, sempre qualcosa di italiano: una pizzeria, un caffè, un bar, un ristorante. Qualsiasi cosa, ma ci sarà. Garantito!

Il problema è che dentro a ciascuno di questi luoghi c'è sempre un errore di ortografia e non lo trovo simpatico, non lo trovo divertente, non lo trovo folkloristico. In fin dei conti non ho mai letto cocteil o brauins da nessuna parte, non vedo perché non essere corretti anche quando si parla (e si propone) l'Italia.

Con grande senso civico, ho quindi deciso di elencare qui di seguito le parole più diffuse, le più utilizzate in tutto il mondo e la loro versione corretta. E' un grande servizio che regalo alla comunità internazionale e con questo ritengo di aver fatto il mio per rendere il mondo un posto migliore.

PEPERONI (SI) - PEPPERONNI (NO)
FUNGHI (SI) - FUNGI (NO)
MOZZARELLA (SI) - MOZARELLI (NO)
POMODORO (SI) - POMMODORO (NO)
SPAGHETTI (SI) - SPAGETTI (NO)
MACCHERONI (SI) - MACHERONNI (NO)
PECORINO (SI) - PECORINNO (NO)
RISOTTO (SI) - RISSOTO (NO)
CAPPUCCINO (SI) - CAPUCINNO (NO)
CAFFE' (SI) - CAFE' (NO)
PANINO (SI) - PANINNO (NO)
LATTE (SI) - LACTE (NO)
MACCHIATO (SI) - MACIATTO (NO)
BASILICO (SI) - BASILCO (NO)
CHICCO (SI) - CICCO (NO)
SALAME (SI) - SALAMI (NO)

Ah! Un ultimo consiglio visto che siamo in tema: