35 secondi dopo aver appreso della scomparsa di Lou Reed, il mio spettro emozionale era così suddiviso:

  • 4% CAZZO!
  • 32% La copertina del volume 7 de L'America del Rock
  • 40% Dio mio devo tenere chiusi i social network per minimo due giorni
  • 12% Chissà in quanti sanno nominare di fila il nome di tre canzoni di Lou Reed
  • 7% Dio risparmiami le battute stile Spinoza.it, ti prego.
  • 5% Le ingiustizie: è morto Lou Reed e Andreotti è ancora vivo.

Questo mi porta a una serie di considerazioni: 1) l'omaggio di fronte alla morte di illustri persone nell'era dei social network si sta trasformando sempre di più in un grandissimo e anaffettivo "io c'ero" dal quale è grande la tentazione di fuggire; 2) aver dedicato la propria vita all'arte ma venir ricordato solo per un momento è giusto o sbagliato? è limitante o idolatrante? 3) non ringrazierò mai abbastanza mio fratello per aver acquistato l'intera collezione "L'America del Rock" di Repubblica nel 1994.



- Perché sono sempre indignato ma poi mi passa subito?
- Come mai sono inondato da #hashtag di rivolta ma non succede mai nulla?
- Perché parlo sempre di cambiamento ma mi siedo sempre allo stesso posto?
- Come mai non mi fermo un minuto in più a pensarci sopra prima di dirlo?
- Perché mi ostino ancora a guardare il corriere.it?
- Perché gli altri han sempre torto e io ragione?
- Perché devo avere, sempre, un'opinione su tutto?
- Come faccio ad essere sempre così sicuro che quello che leggo è vero?
- Perché non spengo mai il computer e vado a prenderli a sprangate?
- Perché devo sempre cercare di prevaricare e distruggere chi non la pensa come me?

- Com'è possibile che gli Olivia e Marino alle olive costino meno di quelli classici?