La portata rivoluzionaria di quanto accaduto sabato resterà purtroppo impressa nella mente di pochi. Ciò che è successo sabato ha, da un punto di vista comunicativo, delineato una nuova frontiera mai raggiunta prima. L'avvenimento di sabato è tanto banale (un semplice click) quanto devastante e sconfinato nella sua forza.

La possibilità che Facebook ha offerto ai propri utenti di dimostrare senza sforzi, costi e fatica ma anzi con gioia e felicità la propria vicinanza a persone da sempre - ingiustamente - bersagliate, represse, punite, oppresse e inibite per la semplice consapevolezza del proprio orientamento sessuale, sancisce nuovi confini e nuove cognizioni nel campo della comunicazione.

Un messaggio tanto forte, tanto chiaro e netto di amore e libertà non aveva mai avuto la possibilità di potersi diffondere a così tante persone così velocemente e semplicemente: 26 milioni di persone nel mondo hanno risposto all'iniziativa generando oltre mezzo miliardo di interazioni.

Probabilmente in Italia lo sentiamo di più in quanto altri paesi occidentali già da tempo hanno fatto dell'omosessualità una questione normale, ma vedere tutti quegli arcobaleni sulle foto profilo del social network più diffuso al mondo è stato per molti di noi come un liberatorio atto d'amore nei confronti del prossimo.

Certo, ne ho viste molte perché ho amici di un certo tipo, con vedute aperte e un pensiero libero e incondizionato (e per questo mi ritengo molto fortunato), altri probabilmente non ne hanno viste così tante, altri ancora forse nemmeno una. Ma il messaggio è stato lanciato, e si è sentito forte e chiaro; un messaggio che ha stravolto il concetto di "confini" come lo conoscevamo in precedenza.

Ah, poi c'è la miseria intellettuale qui sotto.