Ieri lo sport italiano, ma oserei quasi dire mondiale, ha subito uno dei colpi più bassi che si possano ricordare. L'assegnazione dello scudetto all'Inter all'ultima giornata è stata una vera e propria
bestemmia calcistica. Ritrovarsi per 45' ad essere sconfitti pur essendo la squadra che per investimenti pecuniari, per personalità in campo, per individualità e per spessore atletico presunto non aveva rivali da qui a Plutone è a dir poco imbarazzante. Ma non tutto il male vien per nuocere (
ad eccezione dei clacson di quei fottuti interisti che mi hanno stuprato le orecchie tutta la tarda serata di ieri, nda). La squadra che infatti avrebbe dovuto essere matematicamente campione alla terza di ritorno per manifesta superiorità mi ha fatto ricordare che esistono anche momenti belli nello sport. Emozioni indimenticabili che mi ha saputo regalare, le lacrime di gioia che gesti epici della mitologia contemporanea mi hanno fatto versare.
Ho deciso di rendere omaggio a queste divinità dell'assurdo con una nuova rubrica del mio blog:
LACRIME, SUDORE E SANGUE.
Per iniziare, voglio rendere omaggio allo sport per eccellenza,
il ciclismo, e ad un ragazzo che mentre il mondo si arrovellava sulla domenica di passione che da lì a qualche giorno avrebbe vissuto quella squadra di mendicanti che è l'Inter, ha forato a 7 km dall'arrivo mentre era in fuga. E' giunto terzo e, non appena attraversato il traguardo, è scoppiato a
piangere come un bambino. A consolarlo, la giornalista della RAI che aspettava i ciclisti alla fine della tappa continuava a dirgli: "
Su, non fare così. Su, dai Emanuele. Su, non fare così dai. Forza Emanuele, stringi i denti". Questo è
Emanuele Sella, uno dei più grandi talenti italiani.

venerdì 16 maggio 2008. Settima tappa: Vasto - Pescocostanzo, 180 km